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Delo

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Tiger head - floor mosaic detail, House of Dionysos, Island of Delos, Greece

Tiger head - floor mosaic detail, House of Dionysos, Island of Delos, Greece

Delo (AFI: it; in greco , Delos) è un'isola (3,4 km²) della Grecia, nel Mar Egeo. Fa parte dell'arcipelago delle Cicladi ed è situata vicino all'isola di Mykonos (3,5 miglia marine e 1 miglio marino dalla sua estremità ovest), dalla quale è raggiungibile tramite battelli.

L'isola è oggi praticamente disabitata ed è un immenso sito archeologico che richiama turisti e appassionati di archeologia da ogni parte del mondo. È dal 1990 nell'elenco dei patrimoni dell'umanità dell'UNESCO. Un piccolo stretto separa Delo dalla vicina isola di Rineia, ugualmente disabitata.

Storia

Nell'antichità l'isola si chiamava Ortigia (Ortyghia). I reperti archeologici hanno dimostrato che l'isola era già abitata fin dal 3000 a.C. sulla cima del monte Cinto. I coloni dell'isola (circa nel 1000 a.C.) furono poi soppiantati dai micenei che probabilmente vi portarono il culto di Apollo, dio della luce e della musica e di Artemide, dea della Luna e della caccia, adorati in triade con la madre Latona.

Successivamente la figura del dio Apollo prevalse sulle altre divinità e il santuario di Apollo, famoso già nei tempi omerici, raggiunse il suo massimo splendore nei tempi arcaici (VIII-VII sec. a.C) e classici (V-IV sec. a.C).

Fu sotto l'influsso della città di Atene dal VI secolo al IV secolo a.C. Prestigiosa sede della Lega di Delo (o Lega delio-attica) tra le città greche dal 478 a.C. fino al 454 a.C., nei pressi del santuario custodiva l'enorme somma dei contributi delle città greche. Quando la Lega di Delo passò sotto l'egemonia Ateniese, il tesoro fu trasferito all'Acropoli di Atene nel 454 a.C., segno visibile dell'accresciuta importanza politica di Atene e del suo stratega Pericle. Nell'inverno del 426/5 a.C. gli Ateniesi decisero la "purificazione" di Delo, a scopi religiosi. Aprirono tutte le tombe dell'isola e trasportarono i resti trovati alla vicina isola di Renea, ove li seppellirono in una fossa comune. Si decise che nessuno sarebbe più potuto nascere o morire nell'isola sacra, per cui le donne partorienti e gli ammalati gravi avrebbero dovuto trasferirsi a Renea. Da quel momento gli abitanti di Delo rimasero senza patria. Nel 422 a.C. gli Ateniesi portarono a termine la "purificazione", esiliando tutta la popolazione locale. Subito dopo, malgrado il fatto che fossero ancora in guerra, gli Ateniesi cominciarono per ingraziarsi gli dei, la costruzione di un nuovo grandioso Tempio di Apollo, di marmo bianco pentelico e istituirono le Feste Delie in onore di Apollo, da celebrare ogni cinque anni.

Nel III e II secolo a.C. divenne una città-stato indipendente, e il più grande mercato di schiavi della Grecia. I greci consideravano segno di prestigio erigere monumenti e fare generose offerte al santuario.

Delo decadde dopo il saccheggio di Mitridate VI, re del Ponto (86 a.C.), quando i suoi monumenti vennero distrutti e gli abitanti (circa 20.000) vennero uccisi, anche se gli studiosi tendono oggi a rivedere verso il basso una simile cifra. Nel periodo romano Delo conobbe un nuovo periodo di rinascita ed espansione edilizia, cui seguì nel tardo impero un'epoca di progressiva decadenza fino al definitivo abbandono. Nel 1400 l'umanista Ciriaco d'Ancona visitò l'isola e descrisse i resti delle sculture ancora presenti, tra i quali spiccava una statua colossale arcaica di Apollo. Nel 1500 i veneziani, guidati da Morosini, portarono via uno dei leoni di marmo della cd. "Terrazza dei leoni" per abbellire l'ingresso dell'Arsenale di Venezia.

Monumenti

Dal 1872 la Scuola archeologica francese incominciò nell'isola scavi sistematici che ancora oggi continuano. L'isola può definirsi un'immensa area archeologica, a cominciare dalla parte occidentale, dove nell'antichità si trovava il porto sacro. Risale all'VIII secolo uno degli esempi più antichi di moli di protezione, rappresentato da una poderosa struttura in blocchi di granito locale che si estende per circa 100 m.

Nella parte nord-occidentale si trovano i Propilei e l'Agorà dei Compitaliasti o Ermesiasti che fu fondata nel II secolo a.C. e veniva usata dai commercianti romani e dai liberti i quali vi si radunavano e onoravano i Lares compitales, cioè le divinità dei crocicchi; subito dopo, la Via Sacra con le basi degli ex voto. Ad Ovest c'era la grande Stoà di Filippo, costruita intorno al 210 a.C. Nella parte opposta c'è il cosiddetto Portico Sud (III secolo a.C.) e l'Agorà Sud o Agorà dei Delii. Il santuario di Apollo si trovava a Nord-Est della Stoà di Filippo insieme a tre templi dedicati al dio, il terzo dei quali, di cui si conservano le fondazioni, è noto come "Tempio degli Ateniesi".

Nelle vicinanze, un po' prima del tempio di Apollo, si trova la Casa dei Nassi (metà del VI secolo a.C.), a nord l'altare Keraton e a nord-est di esso il tempio di Artemide (II secolo a.C.), costruito sui ruderi di un tempio precedente. Nella parte nord del tempio si trovano i cosiddetti "Tesori" e a est di essi il Prytaneion (metà del V secolo a.C.) e a ovest il monumento del toro (IV-III secolo a.C.). A sud-est del monumento, l'altare di Zeus Salvatore protettore dei marinai e a nord il tempio di Dioniso (inizi III sec.) e il portico che si dice sia stato fondato da Antigono Gonata alla fine del III secolo a.C.

Nella parte ovest c'erano vari edifici l"Ekklesiasterion", luogo di riunione della Bulè e del Demos dei Delii e il "Tesmoforion", costruzione del V secolo, collegato al culto di Demetra. Nella parte Nord del santuario, nel quartiere del lago si trovava L'Agorà di Teofrasto, il santuario dei dodici dei dell'Olimpo, il tempio di Latona e l'Agorà degli italiani. Dal tempio di Latona, a nord del Lago Sacro, una strada portava alla famosa Via dei Leoni, ex voto degli abitanti dell'isola di Nasso del VII secolo a.C., consistente in 9 leoni di marmo dei quali se ne conservano solo cinque. Un sesto si trova all'ingresso della Grande Porta dell'Arsenale di Venezia, depredato dall'Isola di Delo dall'Ammiraglio Francesco Morosini nel 1687. Un po' più in basso si trovava il lago sacro dove, nell'antichità, nuotavano i cigni di Apollo, coperto con terra nel 1926 dopo un'epidemia di malaria.

A nord-ovest della Via dei Leoni si trovava la sede dei Poseidoniasti di Beirut, centro di commercianti che adoravano Poseidone, con le statue realizzate dallo scultore Menandro, due palestre, il santuario dell'Archegeta, il Ginnasio e lo Stadio. Il quartiere più abitato era quello del Teatro. Molte sono le abitazioni di età ellenistica e romana ornate con mosaici i pavimenti musivi: Casa dei Delfini, Casa delle Maschere, Casa del Tridente, Casa di Dioniso. Da questo punto si può arrivare al museo che custodisce reperti degli scavi dell'isola.

A nord-ovest della Casa delle Maschere si conservano le vestigia del Teatro che aveva una capienza di 5.500 posti, costruzione del II secolo a.C. Troviamo inoltre nel Monte Cinto (Kynthos) resti del santuario di Zeus del Cinto e quello di Atena del Cinto.

Le statue

Le opere arcaiche

La prima opera venuta alla luce arriva a noi solo attraverso fonti epigrafiche, letterarie e iconografiche ed è la statua di culto di Apollo. Vi fu, ancora prima di questa, un'opera più antica di cui però non si ebbe alcuna informazione: si tratta di un primitivo àgalma dedicato da Erisictone che avrebbe dovuto essere uno xoanon (dunque un'opera lignea) aniconico: esso fu il primo simulacro del dio sull'isola a cui seguì l'opera di Angelino e Taktaios.

La statua del culto di Apollo, nonostante non ci sia pervenuto nulla, è delle più celebri e documentate di Delo: essa doveva essere in legno (secondo la tradizione di lavorazione xoana e degli sphyreleta) con alcune parti asportabili in oro. Tutti i testi epigrafici e letterari che studiano quest'opera la definiscono àgalma: un'àgalma non va semplicemente interpretato come dono offerto al dio santuario, grazie al quale poi ci si aspetta una ricompensa; un àgalma è un'offerta eccezionale, ovvero un dono che supera i presupposti di una dedica fatta per il beneficio del dio, non rientra in un sistema di scambi ma rimane un'offerta con il solo fine di onorare la divinità.

Tra le varie fonti letterarie, Pausinia (IX, 35, 3) riconduce la sua realizzazione agli scultori arcaici Tektaios e Angelion allievi della grande scuola artistica (Pausinia, II, 32, 5). sviluppatasi a Creta nel VII sec. a. C. e chiamata "dedalica", che si occupava della realizzazione di coana (opere in legno) e sphyrelata (in lamina in bronzo sbalzata). Tektaios e Angelion vissero e lavorarono tra il 650 e 550 a.C. circa, periodo a cui si fa risalire la realizzazione dell'opera. Nel V sec., nei Saturnali (I, 17, 13) Microbio descrive la figura stante e reggente nella mano destra tre Grazie e quella sinistra l'arco e la freccia. L'iconografia appena descritta compare su alcuni tetradrammi attici in argento del II sec. a.C.. Ne scrive anche Plutarco (anche se l'opera non è di certa attribuzione) nel De Musica, dove, nel capitolo 14, descrive la statua di Apollo, aggiungendo che a loro volta le tre Cariti reggono degli oggetti in mano: una lira, un aulòs e un syrinx a sostegno della sua tesi per cui Apollo non era solo l'inventore della lira, ma di tutti i principali strumenti musicali. Infine, un'interessante testimonianza fornita da è fornita dagli Aitia di Callimaco, dove il poeta riporta una descrizione della statua nella forma di un dialogo-epigramma: i due interlocutori sono lo stesso Apollo e un secondo ancora sconosciuto, forse un pellegrino o un mercante giunto a Delo: egli gli pone delle domande, per la maggior parte andate perdute, a cui il dio risponde con frasi concise

Nonostante la frammentarietà del testo, grazie a questo dialogo si viene a conoscenza, oltre alle componenti descrittive come il fatto che fosse rivestto d'oro e che avesse una cintura intorno alla vita, anche del significiato simbolico delle Carit e dell'arco: le prime erano sostenute dalla mano destra, di modo che Apollo fosse disposto a conferire le sue grazie, mentre l'arco era posto nella mano sinistra, cosicché egl f…

Testo tratto da Wikipedia - Delo sotto la licenza CC-BY-SA-3.0 il 26 Settembre 2019

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